NICOLA BERGAMASCHI, “Hanno tutti ragione”: l’art. 351, par. 1, TFUE, e l’incomunicabilità tra giudici in Commissione c. Regno Unito

ABSTRACT – In Commissione c. Regno Unito, la CGUE ha dichiarato il Regno Unito inadempiente rispetto agli obblighi di diritto UE, a cui il Paese era vincolato durante il periodo di transizione successivo alla Brexit. La sentenza, che si inserisce all’interno della saga Micula, verte su due principali questioni: la possibilità di applicare la clausola di cui all’art. 351, par. 1, TFUE all’obbligo di esecuzione dei lodi arbitrali ISDS ex art. 54 della Convenzione ICSID; l’individuazione del giudice competente a decidere sul punto. La procedura di infrazione ha in oggetto una sentenza della Corte suprema del Regno Unito, in cui questa aveva disapplicato il diritto UE, in virtù della suddetta clausola, e dato prevalenza ai propri obblighi di diritto internazionale derivanti dalla Convenzione ICSID. Secondo la CGUE, invece, la Corte suprema ha interpretato troppo estensivamente la portata della norma ex art. 351, par. 1, TFUE, mentre avrebbe dovuto rimettere a lei la questione tramite rinvio pregiudiziale. Come il contributo si propone di dimostrare, l’esito della causa riflette una situazione di incomunicabilità tra i giudici coinvolti. Nonostante entrambe le sentenze ruotino attorno alla questione dell’applicazione dell’art. 351, par. 1, TFUE, i due giudici sono giunti a conclusioni opposte, poiché guidati da approcci divergenti. Quello della Corte suprema poggia su considerazioni di diritto internazionale, nonché sul proprio ruolo di giurisdizione nazionale. Quello dalla CGUE, invece, tende a riportare la questione a valutazioni basate sul diritto UE, senza ribattere nel merito agli argomenti della Corte Suprema. A fronte di ciò, il contributo chiude con una riflessione su come l’assenza di dialogo tra le Corti, nonché il contesto di frammentazione tra ordinamenti, faccia sì che, dal proprio punto di vista, entrambi i giudici abbiano ragione.

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