ABSTRACT – Il contributo analizza la sentenza Trojan della Corte di giustizia, collocandola nel solco della giurisprudenza relativa alla cittadinanza dell’Unione e al riconoscimento transnazionale dello status personale e familiare. Muovendo dall’esame del contesto fattuale e dei nodi giuridici della controversia, l’analisi ricostruisce il bilanciamento operato dalla Corte tra il rispetto dell’identità nazionale degli Stati membri e l’esigenza di garantire l’effettività dei diritti derivanti dagli articoli 20 e 21 TFUE. Particolare attenzione è dedicata al rafforzamento dell’obbligo di riconoscimento dello status personale acquisito in un altro Stato membro, quale strumento di certezza del diritto e di continuità della vita privata e familiare del cittadino dell’Unione. In tal prospettiva, la sentenza Trojan assume rilievo per l’uso congiunto dell’effetto utile e del divieto di discriminazione sancito dall’articolo 21 della Carta, che consente alla Corte di delimitare il margine di discrezionalità statale senza incidere direttamente sulle competenze nazionali in materia di diritto di famiglia. L’analisi mostra come la cittadinanza europea emerga quale parametro sostanziale di tutela, idoneo ad assicurare che l’esercizio della libertà di circolazione non comporti un regresso nella protezione dell’identità personale, della dignità e della vita familiare dei cittadini dell’Unione.