ABSTRACT – Il presente contributo si propone di analizzare la causa C-128/22, con la quale la Corte di giustizia è stata chiamata a pronunciarsi sul tema della limitazione della libertà di circolazione dei cittadini dell’Unione europea in un contesto emergenziale come quello rappresentato dalla pandemia da COVID-19. Nello specifico, la Corte ha dovuto valutare la compatibilità di una simile restrizione, per come disposta dal governo belga, con la direttiva 2004/38/CE e con il regolamento (UE) 2016/399. Alla centralità del tema in esame si aggiungono anche le riflessioni sulla legittimità delle misure correlate, nel caso di specie, alla compressione di un diritto fondamentale come quello sancito dall’art. 21 TFUE. Il bilanciamento degli interessi coinvolti rappresenta la chiave interpretativa per risolvere la contrapposizione tra la necessità d’intervento, che scaturisce dalla lotta alle minacce alla sicurezza della società, ed il riconoscimento ai cittadini delle libertà e delle garanzie sancite dall’Unione europea e dagli stessi Stati membri. La pronuncia della Corte, e quindi il ragionamento prodotto sulle questioni pregiudiziali che le sono state sottoposte, potrebbe rappresentare un precedente di riferimento nella giurisprudenza sul tema, una base di partenza per esplorare l’effettiva consistenza dei limiti e delle opportunità presenti nel sistema sorretto dalla direttiva sulla libera circolazione e dal regolamento Schengen.