GRETA SPREAFICO, Mitigating the Green Paradox: Aligning EU Trade with Human Rights and Environmental Sustainability

Abstract (ITA)

Il presente contributo affronta il cosiddetto “Green Paradox” dell’Unione europea, ossia la tensione tra l’adozione interna di elevati standard ambientali e sociali e la perdurante dipendenza da catene globali del valore che esternalizzano emissioni e violazioni dei diritti fondamentali. Attraverso una metodologia composita, che coniuga revisione sistematica della letteratura, analisi giuridico-dottrinale dei Trattati, della normativa e della giurisprudenza dell’Unione, e un caso di studio sulla filiera fotovoltaica radicata nello Xinjiang, l’articolo ricostruisce l’evoluzione delle competenze ambientali dell’UE e ne esamina gli strumenti di condizionalità esterna. L’indagine mette in luce come la combinazione di strumenti vincolanti e soft law, pur concepita per conformarsi al diritto dell’OMC, risulti insufficiente a prevenire le contraddizioni generate dall’affidamento a fornitori di Stati terzi. Alla luce delle criticità emerse, si propone l’adozione di un “modello di condizionalità progressiva”, fondato su traguardi verificabili, incentivi e sanzioni automatiche, quale via per garantire una più coerente proiezione esterna dei valori dell’Unione. In tal modo, il contributo auspica la costruzione di un’architettura normativa più integrata e prevedibile, capace di coniugare le ambizioni climatiche con la tutela dell’ambiente e dei diritti umani lungo le catene del commercio internazionale.

Abstract (ENG)

This contribution addresses the so-called “Green Paradox” of the EU, namely the tension between the Union’s high domestic environmental and social standards and its continued reliance on global supply chains that externalize both emissions and fundamental rights violations. Employing a composite methodology, combining a systematic literature review, a doctrinal legal analysis of EU Treaties, legislation and case law, and a case study on the solar supply chain rooted in Xinjiang, the article retraces the evolution of the Union’s environmental competences and examines its external conditionality instruments. The analysis reveals that the current mix of binding measures and soft-law mechanisms, although designed to comply with WTO law, remains insufficient to avert the contradictions arising from dependence on third-country suppliers. In light of these shortcomings, the paper advances a “Progressive Conditionality Model”, grounded in verifiable benchmarks, automatic incentives and sanctions, as a pathway to ensure a more coherent external projection of EU values. In so doing, it calls for the construction of a more integrated and predictable normative architecture, capable of reconciling climate ambitions with the protection of the environment and human rights across international trade chains.


* Il presente articolo rientra nella raccolta degli atti del Workshop “The European Union as a World Leader in the Transition to Sustainability”, tenutosi il 15 luglio 2025 presso l’Università degli Studi di Udine (Dipartimento di Scienze Giuridiche).

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