Abstract (ITA)
Negli ultimi anni, gli accordi internazionali conclusi dall’Unione escludono sempre più spesso che le disposizioni convenzionali possano attribuire diritti ai singoli, anche quando sono intese a regolare la condotta dei privati. Se è chiaro che questa prassi vuole rimarcare che gli impegni convenzionali sono assunti a livello di parti contraenti e dunque sono regolati dal diritto internazionale, è altrettanto innegabile che il rispetto degli obblighi che la UE assume nei confronti delle altre parti contraenti richiede spesso una condotta specifica, consistente nell’adozione di atti per regolare la condotta dei privati o degli organi pubblici nel senso voluto dall’accordo internazionale. Ciò porta a interrogarsi sul modo in cui la UE attua i propri obblighi internazionali. Si tratta di una questione tipica del diritto internazionale, che tradizionalmente rientra nel concetto di adattamento del diritto interno al diritto internazionale e che porta con sé ulteriori temi, quali le tecniche di adattamento, la posizione del diritto internazionale nella gerarchia delle fonti, i criteri ermeneutici da usare per evitare o risolvere i conflitti tra fonti. La Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale del 1998, è un utile caso studio per indagare le tecniche di adattamento che l’Unione ha impiegato, nonché per valutare se l’interpretazione degli atti di diritto derivato tiene conto dell’origine internazionale e convenzionale della disciplina.
Abstract (ENG)
In recent years, it has become increasingly evident that international agreements concluded by the EU have tended to exclude the possibility that conventional provisions can attribute rights to individuals, even when they are intended to regulate the conduct of private individuals. While it is evident that this approach underscores the notion that conventional commitments are undertaken at the level of the contracting parties and are thus governed by international law, it is also important to acknowledge that respecting the obligations that the EU assumes towards the other contracting parties often necessitates specific actions, such as the adoption of measures to regulate the conduct of private individuals or public bodies in the sense intended by the international agreement. This prompts questions regarding the manner in which the EU implements its international obligations. This is a typical question of international law, which traditionally falls under the concept of adapting domestic law to international law. This brings with it further issues, such as adaptation techniques, the position of international law in the hierarchy of sources, and the hermeneutic criteria to be used to avoid or resolve conflicts between sources. The 1998 Aarhus Convention on Access to Information, Public Participation in Decision-making and Access to Justice in Environmental Matters could be a useful case study for investigating the adaptation techniques used by the Union. It could also be a useful tool for evaluating whether the interpretation of secondary legislation considers the international and conventional origin of the legislation.






