DANIELA VITIELLO, Nel nome della libertà di circolazione: la riforma di Schengen e le alternative al ripristino dei controlli interni

Abstract (ITA)

La riforma del codice frontiere Schengen, varata nel 2024, s’inquadra nell’approccio globale alla gestione della migrazione inaugurato dal Nuovo Patto, contribuendo ad arricchire il ventaglio di strumenti e meccanismi volti al contenimento dei movimenti secondari e al contrasto all’abuso del diritto d’asilo. Per un verso, viene rafforzata la cornice procedurale per il ripristino unilaterale dei controlli alle frontiere interne; per altro verso, vengono introdotte nuove procedure centralizzate di ripristino e si espande significativamente la dimensione soggettiva, oggettiva, operativa e spaziale delle c.d. misure alternative. La compressione dell’autonomia statale in relazione al ripristino unilaterale dei controlli interni è compensata dall’introduzione di presunzioni, automatismi e finzioni giuridiche, che ravvicinano il regime giuridico delle frontiere interne a quello della frontiera esterna, con l’obiettivo di razionalizzare la gestione dei flussi migratori. Il contributo intende offrire spunti di riflessione sulla compatibilità di questi sviluppi con “lo spirito di Schengen”, tenuto conto del simbolismo universalista sotteso alla libertà di circolazione, anche alla luce della rilevante giurisprudenza della Corte di giustizia.

Abstract (ENG)

The reform of the Schengen Borders Code is part of the comprehensive approach to migration management launched by the New Pact and contributes to enriching the range of instruments and mechanisms aimed at curbing secondary movements and combating asylum abuse. On the one hand, it strengthens the procedural framework for the unilateral reintroduction of internal border controls; on the other, it introduces new centralised procedures for the reinstatement of internal controls and significantly expands the scope and content of the so-called alternative measures. The curtailment of national autonomy with regard to the unilateral reintroduction of internal controls is offset by the creation of presumptions, automatisms and legal fictions that bring the legal regime of the internal borders closer to that of the external border, with the aim of rationalising the management of migratory flows. This contribution reflects on the compatibility of these developments with the “Schengen spirit”, taking into account the universalist symbolism underlying the free movement of persons within the Schengen area, also in the light of the relevant case-law of the Court of Justice.

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