Abstract (ITA)
Il presente contributo tratta dell’uso in sede processuale dell’intelligenza artificiale con specifica attenzione ai benefici che il suo impiego potrebbe produrre in materia di valutazione delle risultanze rese nella consulenza tecnica d’ufficio e nelle osservazioni operate dai periti di parte. Il giudice, infatti, soprattutto in quest’ambito potrebbe aver bisogno di un ausilio per compiere in maniera corretta il giudizio di fatto (nello specifico la c.d. “premessa minore”) in quanto egli potrebbe non disporre delle conoscenze tecniche che si rendono necessarie per la decisione del caso di specie. Le considerazioni svolte permettono di concludere che l’intelligenza artificiale possa effettivamente avere una non marginale utilità all’interno del giudizio. Centrale, però, rimane in ogni caso l’apprezzamento umano del decidente che resta imprescindibile ed insostituibile anche in ragione delle nuove criticità che l’utilizzo dell’i.a. ha sollevato nella più recente giurisprudenza formatasi in tema di “allucinazione dell’intelligenza artificiale”.
Abstract (ENG)
This paper discusses the use of artificial intelligence in litigation, focusing specifically on the benefits its use could produce in assessing the findings of court-appointed technical reports and the observations made by party experts. Indeed, especially in this area, judges may need assistance in correctly assessing the facts (specifically, the so-called “premessa minore”), as they may not possess the technical knowledge necessary to decide the case at hand. The above considerations allow us to conclude that artificial intelligence can indeed be of significant use in litigation. Central, however, is the human judgment of the decision maker, which remains essential and irreplaceable, especially given the new critical issues that the use of AI has raised in recent case law regarding the “allucinazioni dell’i.a.”.




