STEFANO MONTALDO, Aut dedere aut discriminare? Cittadini di Stato terzo e principio di uguaglianza al cospetto delle procedure di cooperazione giudiziaria in materia penale

Abstract (ITA)

L’articolo analizza il rischio di discriminazioni nei confronti dei cittadini di Paesi terzi nell’ambito delle procedure di cooperazione giudiziaria penale dell’Unione europea, con particolare riferimento al mandato d’arresto europeo (MAE), al trasferimento dei detenuti, all’ordine di supervisione europeo e al riconoscimento delle decisioni di sospensione condizionale e delle pene alternative alla detenzione. Muovendo dalla trasformazione delle categorie di “cittadino” e “straniero” nel contesto dell’integrazione europea, il contributo evidenzia come il principio di mutuo riconoscimento e il divieto di discriminazione in base alla nazionalità abbiano inciso profondamente sulla cooperazione giudiziaria tra Stati membri. L’analisi mette in luce le differenze tra gli strumenti considerati: mentre il MAE adotta un’impostazione tendenzialmente neutra rispetto alla cittadinanza, la disciplina sul trasferimento dei detenuti attribuisce un rilievo centrale allo status civitatis, con effetti potenzialmente restrittivi per i cittadini di Paesi terzi. La panoramica delle scelte di recepimento nazionali conferma un quadro frammentato, talora segnato da approcci potenzialmente discriminatori. Il contributo esamina infine la giurisprudenza della Corte di giustizia, che ha progressivamente valorizzato il principio di parità di trattamento anche alla luce dell’art. 20 della Carta, sollecitando una riflessione sistemica sui concetti di integrazione sociale e finalità rieducativa della pena.

Abstract (ENG)

The article examines the risk of discrimination against third-country nationals within the framework of judicial cooperation procedures in criminal matters in the European Union, with particular reference to the European Arrest Warrant (EAW), the transfer of prisoners, the European Supervision Order, and the recognition of decisions on conditional suspension and alternatives to detention. Starting from the transformation of the categories of “citizen” and “foreigner” in the context of European integration, the article highlights how the principle of mutual recognition and the prohibition of discrimination on grounds of nationality have profoundly shaped judicial cooperation among Member States. The analysis highlights the differences between the instruments considered: while the EAW adopts an approach that is largely neutral with regard to citizenship, the legal framework governing the transfer of prisoners attaches central importance to status civitatis, with potentially restrictive effects for third-country nationals. An overview of national transposition measures confirms a fragmented landscape, at times characterised by approaches that may give rise to potentially discriminatory outcomes. Finally, the article examines the case law of the Court of Justice, which has progressively strengthened the principle of equal treatment, also in the light of Article 20 of the Charter, prompting a broader systemic reflection on the concepts of social integration and the rehabilitative purpose of punishment.

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